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Borghi reloaded è una ricerca improntata sulla mappatura di borghi che nel corso del tempo sono stati abbandonati e deteriorati, ma che attraverso interventi di tipo conservativo o di recupero sono stati riattivati con strategie di progetto finalizzate al miglioramento e aumento della popolazione, dell’economia e delle arti. Lo scopo di molti di questi interventi è quello di riuscire a recuperare il patri- monio storico di questi luoghi, in quanto rappresentano le memorie del passato.

La più alta concentrazione di borghi abbandonati la troviamo nel sud del nostro paese, soprattutto in Basilicata ma anche nelle aree più interne delle Marche e della Toscana e in alcune zone della Liguria. Bisogna dire che questo tipo di problema non riguarda solo l’Italia: in Europa sono in particolare la Spagna e l’Irlanda ha far registrare un fenomeno simile al nostro.
In Italia il 70% dei comuni ha meno di 5000 abitanti e vi abita soltanto il 17,2% della popolazione. Inoltre nel nostro paese ci sono all’incirca 2.500 borghi abbandonati  di cui 1.500 compromessi ma solo pochi di questi sono stati soggetti a interventi di rinascita. Questi luoghi suggestivi e interessanti sono stati spesso danneggiati dalla natura, da catastrofi naturali o dall’azione dell’uomo e a questa distruzione la comunità reagisce con la fuga ed emigrazioni di massa in un nuovo territorio.
Solo a partire dagli anni novanta, forse anche grazie ad un rinnovato nascente interesse per stili di vita molto diversi da quelli metropolitani, si è assistito alla nascita di alcune iniziative e progetti per recuperare e ridare ossigeno ad alcuni di questi luoghi. Alcune strategie di intervento hanno cercato di creare delle vere e proprie reti di collaborazione per dare vita ad una sorta di valorizzazione a fini di turismo consapevole. Ad ogni modo la loro conservazione non deve essere attuata secondo schemi prestabiliti, ma deve essere studiata caso per caso facendo appello quanto più è possibile al rispetto degli elementi paesaggistici, costruttivi e tipologici che rendono unica l’architettura dei suoi luoghi.
Il recupero è tornare in possesso di ciò che è andato perduto, cioè riacquisire una condizione scomparsa, ed è un’azione solitamente complessa che deve saper coniugare il rispetto dell’esistente con le esigenze dei fruitori attuali, tenendo conto delle risorse e delle capacità disponibili, cercando un equilibrio tra le diverse istanze con l’apporto di diverse discipline.
Il crescente mercato del turismo sostenibile può essere la spinta propulsiva per recuperare edifici e paesaggi del nostro paese, evitando il fenomeno dell’abbandono e conservandone la memoria storica. Il processo assume significato quando si rende portatore di messaggi culturali e di sinergie nate sul territorio; se inteso invece come semplice processo economico, l’intervento perde il suo aspetto identitario e la sua sinergia territoriale, diventando un semplice intervento a breve periodo destinato al fallimento.
Architetti, urbanisti, enti pubblici e non solo, iniziano a sostenere l’importanza del recupero di questo patrimonio che era ritenuto minore e che il giudizio storico-critico di valore non ammetteva al gruppo di quei monumenti, più o meno isolati, che invece dovevano farsi forieri di valori di civiltà, memorie individuali e collettive.

L’analisi condotta in questo blog insegna che il solo recupero del borgo non è di per sé garanzia di successo, ma occorre individuare un tema, al quale andranno ricollegate le attività di animazione, che, coerente con le vocazioni e le peculiarità del contesto locale, possano effettivamente supportare finalità turistiche. Oltre agli aspetti pratici della valorizzazione e del recupero di ogni singolo borgo preso in considerazione, sono stati messi in luce i risultati ottenuti e delle valutazioni generali per comprendere maggiormente l’impatto dell’intervento sulla comunità e sulla sua diffusione internazionale.

 

Fondatrice:
Martina Menconi

Relatore:
Gennaro Postiglione (CV)

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