Borgo di Olivadi

Borgo di Olivadi

 

Regione: Calabria
Superficie: 7 km²
Popolazione: 643 istat 2001
                     (599 istat 2012)
Densità: 85,57 ab./km²
Altitudine: 485 m s.l.m
Data intervento: 2009

CENNI STORICI
Sulle origini di Olivadi non si hanno notizie sicure. L’ipotesi più plausibile e storicamente meglio suffragata, fa risalire l’origine di Olivadi al secolo IX d.C, come effetto degli spostamenti verso l’interno del golfo di Squillace, da parte di religiosi e fuggiaschi, che incalzati dal mare, riparavano verso zone interne più sicure. Conferma di insediamenti umani già stabilmente radicati, è la presenza in territorio non distante da Olivadi di una diga in muratura risalente ad epoca normanna ed ai cui resti da sempre la gente ha dato il nome di “Murorotto”. Incertezze anche sul nome Olivadi: certa è solo la sua origine greca, che indirettamente rafforza le congetture sulla fondazione. L’ipotesi più verosimile sembra la derivazione dal temine greco libadion, che significa prato, campo incolto. I toponimi che si rifanno a questo termine, specie nella parte meridionale della Calabria sono assai numerosi. Nel 1806, con l’eversione della feudalità, Olivadi divenne Comune autonomo e fu incluso nel circondario di Gasperina. La storia di Olivadi (come di tutta l’Italia meridionale, del resto) è stata funestata da terribili terremoti: quelli degli anni 1659, 1743, 1783, 1905, 1908 sono da annoverarsi fra i più rovinosi. Il paese è andato avanti con un’economia di sussistenza, basata sull’agricoltura e l’allevamento, piccole attività artigianali e quasi nessuna attività commerciale. Un microcosmo chiuso, con una struttura socio-economica che, se in condizioni normali garantiva la sopravvivenza, si rivelò del tutto inadatta a fronteggiare fenomeni, addirittura catastrofici, come il terremoto del 1905.

STRATEGIA PROGETTUALE
Il progetto di recupero di Palazzo Turrà, edificato a fine ottocento, in stato di totale abbandono, e rimasto un rudere dopo le demolizioni delle parti pericolanti nel 1984, è risultato vincitore del Concorso per il Centro culturale con annessa biblioteca mediateca di Olivadi, bandito nel 2009. Il programma prevede inoltre la riqualificazione delle aree circostanti la nuova struttura. E’ stata l’occasione per ripensare il rapporto tra stratificazione del paesaggio storico italiano e progetto contemporaneo, nel tentativo di mantenersi equidistanti tanto dal facile mimetismo quanto dall’isolamento autoreferenziale. L’edificio proposto dal gruppo guidato dell’architetto Pier Alberto Ferrè cerca di risolvere con il suo disegno morfologico i temi delineati in rapporto al tessuto urbano: edificio come “porta” ovvero come limite fra città e campagna, come passaggio fra tessuto urbano e natura; edificio come riconnessione di un “vuoto” urbano in posizione d’angolo, collocato sul punto di fuga delle strade. Il disegno in pianta ed in alzato dell’edificio cerca di colmare il vuoto urbano lasciato dal demolizione di Palazzo Turrà, realizzando tuttavia una distanza dagli edifici al contesto. Il filo di facciata in planimetria riprende l’allineamento della cortina edilizia, tuttavia la giacitura planimetrica in profondità del corpo principale dell’edificio si discosta dal contesto. La giacitura principale dell’edificio accompagna quindi la direzione del passaggio, dell’attraversamento dell’edificio stesso. Il volume realizzato dal corpo principale risulta avere una direzione precisa, come un cannocchiale puntato verso la campagna, verso nord-est. Questa direzione, questo sguardo verso la collina viene sottolineato dal progetto architettonico dell’edificio, come sguardo privilegiato, quasi come unico affaccio. Il disegno dell’edificio prende avvio dalla volontà di conservare, per quanto possibile, la memoria del luogo, la memoria del palazzo Turrà ed il suo significato di porta di passaggio: la conservazione degli archi di accesso al palazzo e di attraversamento dello stesso, risulta un elemento importante sia come testimonianza storica ma anche come simbolo per l’identificazione del luogo da parte della comunità, come elemento di riconoscibilità. Si sceglie di inserire i volumi del nuovo edificio in rapporto al contesto cercando di scostarli lievemente, di separarli per quanto possibile dalla cortina edilizia: realizzando piccoli vuoti, un piccolo cortile, un terrazzo. L’edificio presenta facciate rivestite in pietra, con bisellature per definizione di grandi campiture. La memoria storica viene perpetuata con il permanere degli archi di accesso al pallazzo e con l’impiego di una texture che ricorda la composizione del paramento murario con le sue bucature per i paletti in legno delle strutture di epoca medievale.Secondo gli uffici tecnici del comune, il progetto era stato iniziato e poi fermato a causa di problemi di finanziamento, ora risolti. Quindi i lavori dovrebbero ricominciare a breve.

INTERVENTO DI RECUPERO     1 Int.recupero Parz
PARTECIPAZIONE     2 partecipaz Parz
CONTINUITA’ ARCHITETTONICA    1 Recupero PARZI
DEMOGRAFIA    4 demografia DECRESCITA
AFFLUENZA TURISTICA      12 turismo Basso
PRESENZA DI STRANIERI     10 stranieri Basso
ETA’ MEDIA        11 etàmedia Med
ACCESSIBILITA’      4 accessi
AUTOSUFFICIENZA ECONOMICA       6 autosuff Ness

Riferimenti:
http://europaconcorsi.com/projects/
http://www.comune.olivadi.cz.it/index.php?action=index&p=1