borghi-reloaded http://borghi-reloaded.polimi-cooperation.org riattivazione di borghi abbandonati Sun, 22 Sep 2013 14:39:54 +0000 en-US hourly 1 https://wordpress.org/?v=4.5.15 Borgo Corricelli http://borghi-reloaded.polimi-cooperation.org/borgo-corricelli/ Tue, 10 Sep 2013 13:10:38 +0000 http://borghi-reloaded.polimi-cooperation.org/?p=1711  

Regione: Toscana
Superficie:  —
Popolazione:  —
Densità:  —
Altitudine:  —
Data intervento: 2003

CENNI STORICI
Corricelli è un piccolo insediamento collinare nella provincia di Prato, situato a mezza costa fra le cime della Calvana e la valle del fiume Bisenzio, . Si affaccia verso sud su una valletta in cui scorre in mezzo al bosco il ruscello Fosso di Mezzana, ed è protetto a nord da un bosco di querce, carpini, frassini e noccioli. Verso ovest si apre un panorama ampio verso la Val Bisenzio e l’occhio può spaziare fino agli Appennini Pistoiesi. Corricelli è l’insediamento più basso della Val Mezzana che comprende il Borgo di Mezzana, la fattoria Torre di Mezzana e l’Agriturismo Santo Stefano. Il borgo, un complesso colonico antico in pietra, in stato di rudere, è costruito su un terrazzone di roccia proteso su una serie di terrazzamenti un tempo coltivati a viti e ulivi. Fino al 1950 nel Borgo di Mezzana, Comune di Cantagallo, e nel suo circondario vivevano circa 700 anime, esso brulicava di attività e di intensa vita comunitaria: un mondo spazzato via dalla drastica trasformazione del dopoguerra. Le uniche tracce rimaste sono muretti a secco, salici, pioppi, essenze da frutto, svettanti tra prugnoli, rovi e frassini.

STRATEGIA PROGETTUALE
A valle del Borgo sorgono l’ecovillaggio e nucleo rurale di Corricelli. Il villaggio nacque nel 2003 dopo l’acquisto dei beni da parte di alcuni soci dell’Associazione Basilico con un’asta bandita dalla Regione il cui scopo era porre in vendita alcune centinaia di case coloniche e altri edifici a uso agricolo in stato di abbandono, per fermare il degrado, rendere di nuovo abitate le campagne, dare un freno a un uso scorretto del territorio. Anziché una rianimazione pendolare da parte di forestieri, la proposta era di stimolare interventi di tutela dell’ecosistema creando al contempo opportunità per giovani e famiglie in cerca di una vita semplice a contatto con la natura. Di fatto il contesto chiede abitanti radicati come efficace presidio dell’equilibrio idrogeologico e della biodiversità. Una comunità stanziale è anche premessa alla creazione di servizi da condividere con il territorio più allargato. Infatti in Valle si va costruendo una comunità diffusa che sperimenta strategie di autoproduzione e scambio a carattere post-industriale. Il gruppo degli abitanti si è insediato grazie all’auto-costruzione di capanne in legno e balle di paglia, che fanno da strutture di appoggio mentre procede il cantiere di ristrutturazione del borghetto in pietra. Tale esperienza ha gettato le basi metodologiche ed ora ha l’opportunità di aprirsi a investitori che desiderano insediarsi a Corricelli e Mezzana. Nel 2010 il Gruppo val Mezzana ha presentato lo studio alla Giunta Comunale che ne ha apprezzato la sostenibilità intrinseca grazie all’approccio sistemico. La possibilità di ripopolare il Borgo è un aspetto formale da concordare con la Regione che a suo tempo ne aveva stabilito una destinazione pubblica. Oltre che per tutte queste attività di costruzione, formazione, trasformazione, relazione, Corricelli ha dato impulso anche a progetti che vanno oltre il suo territorio e la sua realtà, come il progetto per il recupero del Borgo di Mezzana e quello di Valbisenzio in Transizione. L’Ecovillaggio fa parte della rete RIVE, rete italiana vilaggi ecologici.

INTERVENTO DI RECUPERO     1 Int.recupero Parz
PARTECIPAZIONE     2 partecipaz Parz
CONTINUITA’ ARCHITETTONICA    1 Recupero Ness
DEMOGRAFIA    4 demografia Tot
AFFLUENZA TURISTICA     12 turismo Ness
PRESENZA DI STRANIERI     10 stranieri Ness
ETA’ MEDIA        11 etàmedia Bas
ACCESSIBILITA’      4 accessi Scarsi
AUTOSUFFICIENZA ECONOMICA      6 autosuff
Corricelli 5 Corricelli 2 corricelli 6 Corricelli 4 Corricelli 3

Riferimenti:
http://www.associazionebasilico.org/

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Borgo di Terravecchia http://borghi-reloaded.polimi-cooperation.org/borgo-di-terravecchia/ Tue, 10 Sep 2013 10:29:13 +0000 http://borghi-reloaded.polimi-cooperation.org/?p=1697  

Regione: Calabria
Superficie: 20 km²
Popolazione: 1135 istat 2001
                    (1019 istat 2011)
Densità:  47,95 ab./km²
Altitudine:  472 m. s.l.m.
Data intervento: 2000

CENNI STORICI
Le radici del borgo affondano nell’Italia antica precristiana. I Picentes, che ne occupavano l’attuale territorio di Marche ed Umbria, con l’espansione dell’impero romano furono sconfitti e deportati nella valle a nord-est di Salerno che ancora oggi porta il nome di “Valle del Picentino”, attraversata dal fiume omonimo e cinta a nord-est dalle cime preappenniniche meridionali,i Monti Picentini. Dopo l’insediamento, i Piceni tentarono senza successo di opporsi all’impero. Il risultato fu un umiliante divieto di costituirsi in grandi nuclei sociali e la costruzione di un presidio romano sulla sommità di una collina denominata Terravecchia. Dopo la caduta dell’Impero Romano, il borgo fu dimenticato fino all’anno 1000 quando gli insediamenti, per effetto di una notevole crescita demografica, si trasformarono prima in casali, quindi feudi, durante l’Alto Medioevo. Furono costruiti i primi castelli e ripristinate le fortezze romane a difesa dei territori circostanti.

STRATEGIA PROGETTUALE
Il borgo medievale Terravecchia di Giffoni Valle Piana è una splendida cittadina in provincia di Salerno, nel cuore del parco dei monti Picentini. Nel 2000 il borgo, per merito dell’Associazione Borgo di Terravecchia, vero e proprio motore progettuale, è diventato un importante centro nevralgico della cultura a tutto campo. L’intervento, finanziato dall’Unione Europea nell’ambito del Programma Pop- Fers della Regione Campania, voleva dotare la località delle infrastrutture principali e recuperare edifici significativi per istituire un centro di formazione tecnica sul cinema, con aule e alloggiamenti inseriti in un paese-albergo. Oggi il borgo è diventato una sapiente fusione di modernità e cultura, un complesso suggestivo in cui si incontrano pensieri e operosità delle diverse iniziative. Musica, arti visive, poesia, enogastronomia, didattica e turismo caratterizzano il nuovo borgo che si estende tra uliveti secolari e giardini. L’associazione che organizza e gestisce tutte le attività, è centro di formazione e di alta specializzazione per la valorizzazione delle tradizioni culturali attraverso l’innovazione. Organizza e gestisce itinerari artistici, storici, turistico-culturali, opera in network con agenzie formative, musei, biblioteche e associazioni con analoghi scopi di promozione culturale sul piano locale e nazionale. Numerose sono le iniziative nel borgo, come  il FEST – Festival of European Student Theatre, un festival gestito da diverse università europee destinato a studenti che per una settimana si cimentano in laboratori di teatro, pittura, fotografia, musica, videoproduzione e liuteria. Oppure OLIVEWOOD 2006, occasione di incontro per la formazione sulla fotografia, sulla pittura, sul teatro e anche sul lavoro di liutaio. Non va trascurato il progetto “Il Borgo della Poesia” in cui 20 poeti e scrittori, tra i più importanti del circuito internazionale, provenienti da diverse nazioni e continenti, vivono il Borgo per una settimana, insieme con musicisti e studenti, giovani poeti e appassionati.

INTERVENTO DI RECUPERO     1 Int.recupero Parz
PARTECIPAZIONE     2 partecipaz
CONTINUITA’ ARCHITETTONICA    1 Recupero PARZI
DEMOGRAFIA    4 demografia DECRESCITA
AFFLUENZA TURISTICA      12 turismo Alto
PRESENZA DI STRANIERI     10 stranieri Alto
ETA’ MEDIA        11 etàmedia Med
ACCESSIBILITA’      4 accessi
AUTOSUFFICIENZA ECONOMICA      6 autosuff
sempre terra vecchia terravecchia 2 terravecchia-giffoni BorgoTerravecchia borgo_terravecchia_

Riferimenti:
http://www.borgoterravecchia.it/borgo.html
http://www.comune.terravecchia.cs.it/

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Granadilla, Spagna http://borghi-reloaded.polimi-cooperation.org/granadilla-spagna/ Tue, 10 Sep 2013 09:11:36 +0000 http://borghi-reloaded.polimi-cooperation.org/?p=1682  

Regione: Càceres
Superficie: 33,14 km²
Popolazione:  0
Densità:  —
Altitudine: 436 m. s.l.m.
Data intervento: 1984

CENNI STORICI
Granadilla è un piccolo centro fortificato, fondato dal re Fernando II di Leòn nel 1170 con il nome di Granada, che conserva il suo impianto medioevale a sviluppo radiale e le mura perimetrali dall’andamento quasi circolare che sono accompagnate da una fascia parallela di orti lungo tutto il loro percorso. Passata tra le mani di diversi signori, sia musulmani che cristiani, diventò possedimento del duca di Alba che nel 1444 vi fece erigere il castello, trasformandola in centro di riferimento per una comunità di diciassette paesi delle attuali province di Càceres e Salamanca. Dopo la conquista della capitale andalusa da parte dei re Cattolici, Granada dovette cedere a questa il suo nome prendendo quello attuale di Granadilla. La sua sorte cambiò improvvisamente nel 1957 quando la costruzione di una diga, l’Embalse de Gabriel y Galàn, richiese l’espropriazione dell’intero centro da parte della Confederaciòn Hidrogràfica del Tajo e dunque l’emigrazione forzata di tutti gli abitanti.

STRATEGIA PROGETTUALE
In Spagna più di una realtà in stato di abbandono è stata convertita in un centro formativo, indirizzato alla riscoperta della vita e delle tradizioni rurali ed alla conoscenza della realtà industriale e mineraria di età vittoriana. Il “Programa Experimental de Recuperaciòn y Utilizaciòn Educativa de Pueblos Abandonados” è nato in Spagna nel 1984 dalla collaborazione dei tre Ministeri dell’Ambiente, dell’Educazione e dei Lavori Pubblici con l’obiettivo di trovare una possibile funzione alternativa ai tanti nuclei rurali abbandonati, rispettosi delle tradizioni e delle culture locali. Con questo progetto prende forma l’idea di restaurare tre centri campioni e di trasformarli in poli pedagogici volti a costituire per i giovani delle scuole superiori e delle università uno strumento sperimentale di conoscenza del mondo rurale, da tempo in crisi. I tre nuclei interessati, selezionati dai promotori del progetto per aree geografiche e per interesse storico ed architettonico, sono Granadilla nella provincia di Càceres in Extremadura, Bùbal nei Pirenei nella valle de Tena in Aragona e Umbralejo vicino Guadalajara nella sierra de Ayllòn. Il vero motore di Granadilla miracolo materiale è stato l’architetto Antonio Espejel responsabile del loro recupero e la riabilitazione dopo l’accordo con i Ministeri dei Lavori Pubblici e dello sviluppo urbano. Per la ricostruzione e la conservazione della città hanno condotto un metodo sociale ed educativo. Ogni settimana, tre gruppi di studenti provenienti da tre punti della Spagna vivevano li al fine di ripristinare e preservare il paese, ricostruendo muri ed edifici, orti e giardini. Inoltre imparavano anche molte cose sulla vita rurale e la formazione della persona stessa.

INTERVENTO DI RECUPERO     1 Int.recupero Parz
PARTECIPAZIONE     2 partecipaz
CONTINUITA’ ARCHITETTONICA    Print
DEMOGRAFIA     4 demografia Ness
AFFLUENZA TURISTICA      12 turismo Basso
PRESENZA DI STRANIERI      10 stranieri Ness
ETA’ MEDIA        11 etàmedia Bas
ACCESSIBILITA’      4 accessi Scarsi
AUTOSUFFICIENZA ECONOMICA       6 autosuff Ness
granadilla Granadilla 1 Granadilla 4 Granadilla 3 Granadilla.jpg2

Riferimenti:
http://www.paseovirtual.net/granadilla/

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Sauris http://borghi-reloaded.polimi-cooperation.org/sauris/ Mon, 02 Sep 2013 09:54:41 +0000 http://borghi-reloaded.polimi-cooperation.org/?p=1635  

Regione: Friuli Venezia Giulia
Superficie: 41,49 km²
Popolazione: 414 istat 2001
                    (419 istat 2011)
Densità: 10,33 ab./km²
Altitudine: 1.400 m. s.l.m.
Data intervento: 1981-1994

CENNI STORICI
Nella piccola regione montana della Carnia sorge Sauris, il quale con i suoi poco più di 400 abitanti è uno dei borghi più piccoli del Friuli Venezia Giulia oltre ad essere il comune più alto della regione. Sauris è uno straordinario borgo di origine tedesca composto da abitazioni di tipo alpino realizzate in pietra e legno. Il Comune, formato dalle 5 frazioni di Sauris di Sopra, Sauris di Sotto, Lateis, La Maina e Field, si estende dai 766 m. s.l.m. di Sauris di Sotto ai 2474 m. s.l.m. del Monte Bivera, vanta la presenza di uno dei laghi artificiali più grandi della regione. Secondo la leggenda il borgo è stato fondato intorno al XIII o XIV secolo da due soldati tedeschi in fuga dalla guerra. Non a caso ancora oggi Sauris conserva la sua antica lingua, il saurano, molto simile al germa- nico, così come le tradizioni religiose e la venerazione per alcuni santi della terra di origine dei suoi primi abitanti. Gli influssi di questa cultura d’Oltralpe, ancora fortemente radicata, sono evidenti anche solo passeggiando tra borghi piccoli e strette viuzze lastricate, sulle quali si affacciano splendide case in pietra e legno conservate intatte con i caratteristici tetti ricoperti da scandole e eleganti ballatoi e balaustre, dai quali godere di uno splendido pano- rama sull’intera vallata.

STRATEGIA PROGETTUALE
Nel cuore della Carnia (Friuli Venezia Giulia) che, beneficiando all’inizio degli anni ’80 di una legge regionale nata per la salvaguardia dei valori ambientali e storici dopo la distruzione provocata dal terremoto del Friuli nel 1976, ha preso vita il Progetto Sauris grazie al quale il paesino che contava ormai pochissimi abitanti, è tornato a vivere,  recuperando le infrastrutture esistenti e trasformandosi nel primo Albergo Diffuso d’Italia. Esattamente nel 1978 il Politecnico di Zurigo, in collaborazione con Leonardo Zannier, elabora alcune tesi di laurea sul tema della riconversione del territorio carnico. Solo nel 1981 viene approvato il cosiddetto “Progetto Sauris: sistema di progetto integrato”, dove vengono puntualmente delineati i criteri per un nuovo turismo: l’Albergo diffuso come modello di sviluppo. La L. R. 2/1983 finanzia il recupero di “Borgo S. Lorenzo” compreso nel Progetto Turismo varato dal Comune di Sauris. L’attività dell’albergo diffuso di Sauris inizia nel 1994, nel Borgo S. Lorenzo, e successivamente ne aprirono molti altri quali l’Albergo diffuso di Comeglians nel 2000, gli Alberghi diffusi di Forgaria-Monteprat e Sutrio nel 2003, inizia l’attività l’Albergo diffuso di Ovaro nel 2005, inizia l’attività l’Albergo diffuso di Lauco nel 2006, l’Albergo diffuso di Sauris e di Paularo nel 2007. Infine nel 2008 vengono riconosciuti anche alberghi diffusi di: Val Meduna – Val Cosa – Val D’Arzino; Valcellina-Val Vajont, Taipana – Attimis – Lusevera – Nimis.

INTERVENTO DI RECUPERO     1 Int.recupero Parz
PARTECIPAZIONE     2 partecipaz
CONTINUITA’ ARCHITETTONICA    1 Recupero PARZI
DEMOGRAFIA    4 demografia Tot
AFFLUENZA TURISTICA      12 turismo Alto
PRESENZA DI STRANIERI     10 stranieri Alto
ETA’ MEDIA        11 etàmedia Med
ACCESSIBILITA’      4 accessi Buon
AUTOSUFFICIENZA ECONOMICA      6 autosuff
Sauris di Sotto Sauris_di_sotto Sauris_di_sopra Sauris Sauris1a

Riferimenti:
http://www.albergodiffusosauris.com/it/home/

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Cianciana http://borghi-reloaded.polimi-cooperation.org/cianciana/ Sun, 01 Sep 2013 11:00:59 +0000 http://borghi-reloaded.polimi-cooperation.org/?p=1607  

Regione: Sicilia
Superficie: 38,08 km²
Popolazione: 4073 istat 2001
                    (3517 istat 2011)
Densità: 93,66 ab./km²
Altitudine: 390 m. s.l.m.
Data intervento: 2010

CENNI STORICI
Il comune di Cianciana si trova in provincia di Agrigento, regione Sicilia. Si tratta di uno dei comune dell’entroterra, anche se dista solo pochi chilometri dal mare. Il territorio è circonadato dai monti Sicani ed è stato abitato dall’uomo sin dall’antichità. Nel territorio comunale scorre il fiume Platani, una vera risorsa idrica per quest’area. La baroni di Cianciana è un’antica barinonia medievale, da sempre molto abitata per il suo clima favorevore, riparato dalle montagne e protetto dal mare, a pochi chilometri. E’ un centro agricolo, ma nel suo territorio ci sono giacimenti di zolfo e salgemma che però non sono sfruttati.

STRATEGIA PROGETTUALE
Il Comune di Cianciana pare aver intrapreso la via giusta che potrebbe portare al recupero e alla valorizzazione di quello che per i ciancianesi rappresenta “la storia”: le vecchie miniere di zolfo. Alcuni funzionari del Distretto Minerario di Caltanissetta, accompagnati dall’Arch. Paolo Sanzeri, hanno ispezionato, la galleria “Stradella” della miniera Giudice Pipitone, presso il vallone Ciniè. Per i rappresentanti del Distretto Minerario l’area potrebbe essere oggetto di interventi di recupero e di messa in sicurezza, per fare in modo che sia i forni che la galleria possano essere resi fruibili dagli utenti. Un passo importante verso il recupero della memoria delle attività legate alla cultura materiale del tempo. Un intervento che potrebbe avere un ottimo riscontro in ottica fruizione e valorizzazione dei Beni Etno-Antropologici, con conseguente sviluppo del “turismo culturale” e dello sviluppo sostenibile. Per fare ciò il Comune ha già predisposto un progetto preliminare: “Valorizzazione area archeologica Ciancianìa, area archeologica industriale miniere di zolfo e realizzazione area museale all’interno del centro urbano con realizzazione itinerario Turistico”, per l’importo di euro 1.200.000/00. Il progetto preliminare è stato già presentato per richiedere il relativo finanziamento a valere sui fondi PO FESR 2007/2013, all’interno dell’asse VI, ed in tempi ristretti si deve definire il progetto di massima.

Negli ultimi anni, 120 famiglie straniere hanno stipulato oltre 100 atti di compravendita, acquistando abitazioni sia in pieno centro storico che in periferia. Tra le case prescelte, vecchi ruderi e casali messi a nuovo e ristrutturati in base al gusto della comunità britannica che ha fuso antico e moderno in un’unica soluzione, rivitalizzando case abbandonate, adesso diventate dei veri e propri gioielli.

INTERVENTO DI RECUPERO     1 Int.recupero Parz
PARTECIPAZIONE     2 partecipaz Parz
CONTINUITA’ ARCHITETTONICA    1 Recupero PARZI
DEMOGRAFIA    4 demografia DECRESCITA
AFFLUENZA TURISTICA      12 turismo Basso
PRESENZA DI STRANIERI     10 stranieri Alto
ETA’ MEDIA        11 etàmedia Med
ACCESSIBILITA’      4 accessi Buon
AUTOSUFFICIENZA ECONOMICA       6 autosuff Ness
Cianciana view Cianciana5 SONY DSC Cianciana4 Cianciana 2

Riferimenti:
http://www.cianciana.info/
http://www.cianciana.com/il-corriere-della-sera

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Borgo di Senarega http://borghi-reloaded.polimi-cooperation.org/borgo-di-senarega/ Sun, 01 Sep 2013 09:51:20 +0000 http://borghi-reloaded.polimi-cooperation.org/?p=1593  

Regione: Liguria
Superficie:  —
Popolazione: 8 istat 2001
                    (0 istat 2011)
Densità:  —
Altitudine: 723 m. s.l.m.
Data intervento: 2012

CENNI STORICI
Senarega è un borgo molto antico inserito tra il torrente Brevenna e un suo piccolo affluente, a 723 metri sul li- vello del mare. Il paese, è quasi disabitato durante i mesi invernali, nei mesi estivi si popola, come tutta la vallata, di numerosissimi villeggianti. Il borgo di Senarega può essere definito monumentale se raffrontato agli altri paesi della valle, anche a motivo del profilo chiesa e castello che dominano sul paese, sorprendendo l’osservatore. L’origine del paese è sicuramente medievale e il borgo stesso sembra essere nato con un progetto preciso; infatti è l’unica frazione nata di- rettamente sul torrente Brevenna, quando tutte le altre sorgono dai 700 ai 900 metri. Fino all’800 fu un centro importante, senza dubbio molto popolato. Infatti a memoria d’uomo si ricorda la presenza di sette osterie. Si entra nel paese percorrendo un antico e bellissimo ponte pedonale in pietra che un tempo era l’unica via d’accesso al borgo. Questo, conduce alla Cappelletta di N.S. delle Grazie, costruita a più riprese ma a partire dal 1620. L’antico borgo è dominato dal Castello Senarega-Fieschi; questo è formato da due parti a pianta quadrata: la torre, del tredicesimo secolo, e il palazzo, del quindicesimo secolo. Questo borgo medioevale, caratterizzato da abitazioni rurali in marna con i tetti ricoperti dalle tipiche lastre di pietra (ciàppe), prende il nome dalla famiglia Senarega (signori della zona fino al fino al ‘400, quando fu lasciato ad alcuni componenti della famiglia Fieschi, che lo mantennero fino alla caduta dei feudi imperiali.

STRATEGIA PROGETTUALE
L’abbandono che ha investito il borgo di Senarega, in Valbrevenna, in questi ultimi decenni è divenuta un’opportunità per sfruttare questi spazi con funzioni culturali. Infatti ha preso corpo la proposta di restituire al borgo una rinnovata identità, riconvertendolo in un ulteriore centro di interesse tra le mete del Parco, estendendo il modello di Senarega ad altre realtà sparse per il territorio dell’entroterra. Nel 2012 sono iniziati i lavori di restauro e di recupero del castello dei Fieschi e di riqualificazione del borgo con la consegna del cantiere all’impresa esecutrice. Si tratta di una realtà unica, immersa in una valle incontaminata e circondata da strutture storiche e architettoniche di pregio. Il Castello, l’Oratorio, la Chiesa dell’Assunta, l’antico ponte e altri edifici significativi costituiscono, nel loro insieme, un insediamento suggestivo, dove tutto testimonia le remote origini medievali. Il progetto è inserito in un piano coordinato dalla Provincia di Genovadenominato `Terre di Castelli´, che prevede il restauro di alcuni edifici storici della Valle Scrivia e della Val Trebbia, grazie a fondi europei messi a disposizione dalla Regione Liguria. I lavori prevedono il restauro del Castello e dell’Oratorio di Senarega, la riqualificazione della piazza e del percorso pedonale principale all’interno del borgo. Gli spazi recuperati all’interno del Castello Fieschi saranno destinati in parte ad attività culturali ed in parte ad attività ricettive, nel contesto di una stretta collaborazione fra il Parco e il Comune di Valbrevenna, il cui sindaco Michele Brassesco conferma che «la ristrutturazione e la fruibilità del Castello favoriranno un turismo qualificato molto importante per la valle, contribuendo insieme ad altre realtà dell’entroterra a completare l’offerta turistica della costa, in un sistema integrato in grado di affrontare sempre nuove sfide turistiche per la Liguria». In quanto un difficile contesto economico i parchi regionali continuano ad attirare investimenti importanti, di gran lunga superiori ai loro costi di gestione, confermando così di essere una risorsa preziosissima per l’entroterra ligure.

INTERVENTO DI RECUPERO     1 Int.recupero Parz
PARTECIPAZIONE     2 partecipaz Parz
CONTINUITA’ ARCHITETTONICA    Print
DEMOGRAFIA    4 demografia DECRESCITA
AFFLUENZA TURISTICA      12 turismo Alto
PRESENZA DI STRANIERI     10 stranieri Basso
ETA’ MEDIA        11 etàmedia Bas
ACCESSIBILITA’      4 accessi Buon
AUTOSUFFICIENZA ECONOMICA      6 autosuff Parz
Senarega antola Senarega plan senarega-borgo senarega val brevenna Valbrevenna_Senarega

Riferimenti:
http://turismo.provincia.genova.it/
http://www.parks.it/parco.antola/PDF

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Findhorn, Scozia http://borghi-reloaded.polimi-cooperation.org/findhorn-scozia/ Sat, 31 Aug 2013 13:23:25 +0000 http://borghi-reloaded.polimi-cooperation.org/?p=1576  

Regione: Scozia
Superficie:  —
Popolazione: 400 istat
Densità:  
Altitudine:  —
Data intervento: 1962

CENNI STORICI
Findhorn, è un pittoresco paesino di pescatori nel Nord della Scozia, affacciato su una deliziosa baia che si apre sul mare del Nord. Se non fosse per l’eccezionale catena di eventi accaduti qui a partire dal 1962, nessuno lo conoscerebbe, ed è invece una delle comunità più famose nel mondo.

STRATEGIA PROGETTUALE
La Fondazione Findhorn è un’istituzione senza scopo di lucro e fa parte di una comunità spirituale internazionale costituita da circa 400 persone, situata sulla baia di Findhorn nel Nord della Scozia, a circa 40 km da Inverness e 120 km da Aberdeen. Fu fondata nel 1962 da Peter, Eileen Caddy e Dorothy Maclean e divenne immediatamente famosa per il suo lavoro con le piante ed i regni della natura. Ora la Fondazione Findhorn è un centro di luce e di educazione spirituale ed olistica, oltre ad essere anche un Ecovillaggio esempio di sostenibilità ambientale, sociale ed economica, con alla base lo sviluppo del potenziale umano e la salvaguardia del Pianeta Terra, che lavora attivamente a livello locale ed internazionale, in collaborazione con le altre organizzazioni ed individui che formano la comunità, quali la New Findhorn Association, Ecovillage Findhorn, il Moray Art Center e la Moray Steiner School. Tutte le persone che vivono nella comunità, in quanto persone nei programmi di lunga permanenza e/o assunte in ruolo essenziale al lavoro e allo spirito comunitario, fanno parte della Findhorn Foundation. Questa è una delle prime esperienze comunitarie, che viene chiamata comunità-giardino in quanto è stata costruita su un terreno che è quasi sterile cioè sabbia fine eppure è un luogo noto per i suoi splendifi giardini. Il vigore, la salute e la fioritura delle piante in questo giardino avviene anche in pieno inverno.

INTERVENTO DI RECUPERO     1 Int.recupero Tot
PARTECIPAZIONE     2 partecipaz Parz
CONTINUITA’ ARCHITETTONICA    1 Recupero Ness
AFFLUENZA TURISTICA      12 turismo Basso
PRESENZA DI STRANIERI      10 stranieri Ness
ETA’ MEDIA        11 etàmedia Bas
ACCESSIBILITA’      4 accessi Buon
AUTOSUFFICIENZA ECONOMICA      6 autosuff
Findhorn plan Findhorn 6 Findhorn 3 Findhorn 2 Findhorn 5

Riferimenti:
http://www.ecovillagefindhorn.com/
http://www.magicoffindhorn.blogspot.co.uk/

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Mondavio http://borghi-reloaded.polimi-cooperation.org/mondavio/ Sat, 31 Aug 2013 10:11:18 +0000 http://borghi-reloaded.polimi-cooperation.org/?p=1556  

Regione: Marche
Superficie: 29,64 km²
Popolazione: 3851 istat 2001
                    (3929 istat 2011)
Densità: 3,53 ab./km²
Altitudine: 280 m. s.l.m.
Data intervento: 2009

CENNI STORICI
Incerta è l’origine del nome: “Mons Avii”, monte di Avio, signore locale del ‘300, o “Mons avium”, monte degli uccelli, di sapore poetico e Francescano. Nel ‘300 Mondavio certamente esiste come castello abitato e si afferma per la presenza di quelle stesse famiglie che, di fatto, gli danno origine, diventando così vicariato giuridicamente riconosciuto dal cardinale Albornoz nel 1355. Pur variabile nella sua composizione geografica, il vicariato vive e continua come parte del territorio del Comitato di Fano con 18/24 castelli, poi come feudo ecclesiastico dei Malatesti di Rimini per centocinquanta anni, con alterne cacciate e riconquiste. Trionfale è nel 1442 l’ingresso in Mondavio di Sigismondo Malatesta. Tragica è però la loro fine, sconfitti da Alfonso D’Aragona e Federico da Montefeltro, alleati del Papa. Nel 1474, dopo una breve parentesi dei Piccolomini, il vicariato con 24 castelli è concesso da Papa Sisto IV al nipote capitano di ventura Giovanni Della Rovere. Durante il governo dei Della Rovere, il vicariato vive un periodo di pace e progresso di centotrenta anni. La Rocca costruita da Francesco Di Giorgio Martini per conto di Giovanni a difesa del vicariato, non ha mai subito alcun assedio, né ha mai sparato un colpo dai suoi cannoni. Estinti i Della Rovere nel 1631, il vicariato torna alla sede Apostolica e vi resta sino all’annessione al Regno D’Italia. Nel 1860 il vicariato è trasformato in mandamento con pretura e carcere. L’influenza delle antiche famiglie si fa sentire sino ai primi del ‘900, così Mondavio può conservare la sua caratteristica di città rinascimentale.

STRATEGIA PROGETTUALE
Borgo Solidale è un concetto di vivere in comune molto apprezzato ormai da anni. Esistono Condomini Solidali nelle grandi città ma questo è un Borgo nella campagna marchigiana nel comune di Mondavio nella provina di Pesaro-Urbino. Il Borgo solidale Valdiveltrica è, come dice la parola, un piccolo borgo dove alcune famiglie vivono l’essere famiglia, ognuna nel proprio appartamento ma in un vicinato solidale che si concretizza con l’aiuto reciproco. Le caratteristiche sono: la condivisione (si fa cassa comune), l’apertura e l’accoglienza. Il tutto è iniziato oltre dieci anni fa da un gruppo di famiglie di Fano, della comunità parrocchiale Santa Famiglia. Durante questi anni queste famiglie hanno sperimentato la gioia dell’aiuto reciproco e hanno capito quanto sia importante per una realtà così fragile come la famiglia, non sentirsi soli. Lavorando insieme si sono accorti che, per come è strutturata la nostra società, è estremamente difficile per una famiglia realizzarsi e autopromuoversi in quanto l’individualismo ci limita all’apertura agli altri. Quindi il borgo solidale si impegna in azioni come l’affido familiare, il sostegno di ragazze madri, l’aiuto alla disabilità ecc. e ricerca l’eterogeneità dei partecipanti ma sopratutto famiglie con figli per creare un gruppo forte che cresca insieme.

INTERVENTO DI RECUPERO     1 Int.recupero Parz
PARTECIPAZIONE     2 partecipaz Parz
CONTINUITA’ ARCHITETTONICA    1 Recupero Ness
DEMOGRAFIA    4 demografia Tot
AFFLUENZA TURISTICA      12 turismo Basso
PRESENZA DI STRANIERI     10 stranieri Basso
ETA’ MEDIA        11 etàmedia Med
ACCESSIBILITA’      4 accessi Buon
AUTOSUFFICIENZA ECONOMICA      6 autosuff
modavio 2 mondavio-1 mondavio mondavio1 rocca di mondavio

Riferimenti:
http://www.borgosolidale.net/
http://www.mondavioproloco.it/

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Tonda http://borghi-reloaded.polimi-cooperation.org/borgo-di-tonda/ Fri, 30 Aug 2013 16:40:39 +0000 http://borghi-reloaded.polimi-cooperation.org/?p=1544  

Regione: Toscana
Superficie:  —
Popolazione:  —
Densità:  —
Altitudine: 300 m. s.l.m.
Data intervento: 1974

CENNI STORICI
Il borgo di TondaPercorrendo la strada che da Montaione dirige a San Miniato, svoltando a destra sul ponte sul fiume Egola ed attraversando la frazione di Alberi, salendo sulle colline si raggiunge il villaggio di Tonda. Il borgo di Tonda viene ricordato in un documento del 1212, quando l’imperatore germanico ottone IV lo cedette a due nobili pisani Ventilio e Guido di Ildebrandino. Tonda, acquistata dal comune di San Miniato nel 1267, si sottomise a Firenze nel 1370 e nel 1379 su assegnato alla comunità di Montaione.

STRATEGIA PROGETTUALE
Il borgo, rimasto disabitato dopo l’ultima guerra, è stato restaurato negli anni settanta dalla società svizzera Hapimag e trasformato in struttura ricettiva. Nella realizzazione del resort è stata data particolare importanza all’impiego di materiali locali, come il legno d’olivo, la terracotta e la pietra naturale che si inseriscono perfettamente nel paesaggio. Il resort ha mantenuto il caratteristico aspetto di un borgo: le case, deliziosamente ristrutturate, sono raggruppate intorno alla chiesa, alla Casaccia e alla piazza del borgo. Ha la struttura di un paesino, di 14 case e un ristorante, circondato da colline lievemente scoscese, vigneti, oliveti, pini e cipressi. Il resort da anni contribuisce ad incrementare le attività del luogo. Inoltre il comune di Montaione e il villaggio Hapimag si è creata negli anni un’importante sinergia anche perché il villaggio rappresenta una fonte di lavoro per gli abitanti del luogo: la totalità dei dipendenti di Tonda, è, infatti, costituita da personale della zona.

INTERVENTO DI RECUPERO     1 Int.recupero Tot
PARTECIPAZIONE     2 partecipaz Parz
CONTINUITA’ ARCHITETTONICA    Print
DEMOGRAFIA    4 demografia Tot
AFFLUENZA TURISTICA      12 turismo Alto
PRESENZA DI STRANIERI     10 stranieri Alto
ETA’ MEDIA        11 etàmedia Bas
ACCESSIBILITA’      4 accessi Scarsi
AUTOSUFFICIENZA ECONOMICA      6 autosuff
Tonda 3 Tonda 4 Tonda 5 Tonda 6 Tonda 2

Riferimenti:
http://www.hapimag.com/it/toscana-tonda.htm

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Borgo di Olivadi http://borghi-reloaded.polimi-cooperation.org/borgo-di-olivadi/ Fri, 30 Aug 2013 15:52:48 +0000 http://borghi-reloaded.polimi-cooperation.org/?p=1527  

Regione: Calabria
Superficie: 7 km²
Popolazione: 643 istat 2001
                     (599 istat 2012)
Densità: 85,57 ab./km²
Altitudine: 485 m s.l.m
Data intervento: 2009

CENNI STORICI
Sulle origini di Olivadi non si hanno notizie sicure. L’ipotesi più plausibile e storicamente meglio suffragata, fa risalire l’origine di Olivadi al secolo IX d.C, come effetto degli spostamenti verso l’interno del golfo di Squillace, da parte di religiosi e fuggiaschi, che incalzati dal mare, riparavano verso zone interne più sicure. Conferma di insediamenti umani già stabilmente radicati, è la presenza in territorio non distante da Olivadi di una diga in muratura risalente ad epoca normanna ed ai cui resti da sempre la gente ha dato il nome di “Murorotto”. Incertezze anche sul nome Olivadi: certa è solo la sua origine greca, che indirettamente rafforza le congetture sulla fondazione. L’ipotesi più verosimile sembra la derivazione dal temine greco libadion, che significa prato, campo incolto. I toponimi che si rifanno a questo termine, specie nella parte meridionale della Calabria sono assai numerosi. Nel 1806, con l’eversione della feudalità, Olivadi divenne Comune autonomo e fu incluso nel circondario di Gasperina. La storia di Olivadi (come di tutta l’Italia meridionale, del resto) è stata funestata da terribili terremoti: quelli degli anni 1659, 1743, 1783, 1905, 1908 sono da annoverarsi fra i più rovinosi. Il paese è andato avanti con un’economia di sussistenza, basata sull’agricoltura e l’allevamento, piccole attività artigianali e quasi nessuna attività commerciale. Un microcosmo chiuso, con una struttura socio-economica che, se in condizioni normali garantiva la sopravvivenza, si rivelò del tutto inadatta a fronteggiare fenomeni, addirittura catastrofici, come il terremoto del 1905.

STRATEGIA PROGETTUALE
Il progetto di recupero di Palazzo Turrà, edificato a fine ottocento, in stato di totale abbandono, e rimasto un rudere dopo le demolizioni delle parti pericolanti nel 1984, è risultato vincitore del Concorso per il Centro culturale con annessa biblioteca mediateca di Olivadi, bandito nel 2009. Il programma prevede inoltre la riqualificazione delle aree circostanti la nuova struttura. E’ stata l’occasione per ripensare il rapporto tra stratificazione del paesaggio storico italiano e progetto contemporaneo, nel tentativo di mantenersi equidistanti tanto dal facile mimetismo quanto dall’isolamento autoreferenziale. L’edificio proposto dal gruppo guidato dell’architetto Pier Alberto Ferrè cerca di risolvere con il suo disegno morfologico i temi delineati in rapporto al tessuto urbano: edificio come “porta” ovvero come limite fra città e campagna, come passaggio fra tessuto urbano e natura; edificio come riconnessione di un “vuoto” urbano in posizione d’angolo, collocato sul punto di fuga delle strade. Il disegno in pianta ed in alzato dell’edificio cerca di colmare il vuoto urbano lasciato dal demolizione di Palazzo Turrà, realizzando tuttavia una distanza dagli edifici al contesto. Il filo di facciata in planimetria riprende l’allineamento della cortina edilizia, tuttavia la giacitura planimetrica in profondità del corpo principale dell’edificio si discosta dal contesto. La giacitura principale dell’edificio accompagna quindi la direzione del passaggio, dell’attraversamento dell’edificio stesso. Il volume realizzato dal corpo principale risulta avere una direzione precisa, come un cannocchiale puntato verso la campagna, verso nord-est. Questa direzione, questo sguardo verso la collina viene sottolineato dal progetto architettonico dell’edificio, come sguardo privilegiato, quasi come unico affaccio. Il disegno dell’edificio prende avvio dalla volontà di conservare, per quanto possibile, la memoria del luogo, la memoria del palazzo Turrà ed il suo significato di porta di passaggio: la conservazione degli archi di accesso al palazzo e di attraversamento dello stesso, risulta un elemento importante sia come testimonianza storica ma anche come simbolo per l’identificazione del luogo da parte della comunità, come elemento di riconoscibilità. Si sceglie di inserire i volumi del nuovo edificio in rapporto al contesto cercando di scostarli lievemente, di separarli per quanto possibile dalla cortina edilizia: realizzando piccoli vuoti, un piccolo cortile, un terrazzo. L’edificio presenta facciate rivestite in pietra, con bisellature per definizione di grandi campiture. La memoria storica viene perpetuata con il permanere degli archi di accesso al pallazzo e con l’impiego di una texture che ricorda la composizione del paramento murario con le sue bucature per i paletti in legno delle strutture di epoca medievale.Secondo gli uffici tecnici del comune, il progetto era stato iniziato e poi fermato a causa di problemi di finanziamento, ora risolti. Quindi i lavori dovrebbero ricominciare a breve.

INTERVENTO DI RECUPERO     1 Int.recupero Parz
PARTECIPAZIONE     2 partecipaz Parz
CONTINUITA’ ARCHITETTONICA    1 Recupero PARZI
DEMOGRAFIA    4 demografia DECRESCITA
AFFLUENZA TURISTICA      12 turismo Basso
PRESENZA DI STRANIERI     10 stranieri Basso
ETA’ MEDIA        11 etàmedia Med
ACCESSIBILITA’      4 accessi
AUTOSUFFICIENZA ECONOMICA       6 autosuff Ness
Olivadi schizzo Olivadi modellino Olivadi prospetto olivadi prosp. sezione Olivadi render

Riferimenti:
http://europaconcorsi.com/projects/
http://www.comune.olivadi.cz.it/index.php?action=index&p=1

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Praglasso http://borghi-reloaded.polimi-cooperation.org/praglasso/ Wed, 28 Aug 2013 16:53:00 +0000 http://borghi-reloaded.polimi-cooperation.org/?p=1353  

Regione: Lombardia
Superficie:  —
Popolazione:  —
Densità:  —
Altitudine: 860 m. s.l.m.
Data intervento: 2006

STRATEGIA PROGETTUALE
Il progetto CampoCarlo è teso al recupero dei territori rurali abbandonati al fine di ri-costruire una identità sociale basata sull’autorganizzazione, l’autosostentamento, l’autocostruzione e la poesia. L’associazione ha identificato come primo luogo in cui concretizzare questi intenti Praglasso, borgo semidisabitato in comune di Varzi, provincia di Pavia. Qui è ospitata l’attuale sede operativa e amministrativa dell’associazione. L’obiettivo è di creare un luogo di accoglienza, di sviluppo delle arti espressive e dei mestieri antichi definito come “villaggio poetico”. A tal fine, e per poter gestire liberamente e po-eticamente un territorio, l’associazione ha acquisito un lotto comprendente alcuni edifici rurali, del terreno agricolo e boschi. Il progetto prevede la ristrutturazione di tali edifici al fine di realizzare spazi comuni: una grande cucina, una sala prove e una foresteria per ospitare soci e viandanti. Attualmente alcuni soci risiedono nel borgo e altri vi transitano. Nel villaggio poetico, oltre all’allevamento degli animali (cavalli da lavoro, pecore, conigli e galline) e alla cura degli orti biologici, si promuovono attività culturali ed espressive diverse: dai percorsi per l’educazione ambientale attraverso pratiche agricole alle visite guidate tra i sentieri poetici nel bosco in montagna. Si organizzano inoltre laboratori residenziali di arti espressive (teatro, danza, musica, ceramica, ecc..) e laboratori legati agli antichi mestieri (erbe officinali, trasformazioni di prodotti della terra, falegnameria, ecc..) Al fine di creare incontri con la collettività attraverso l’arte e promuovere le attività dell’associazione si promuovono spettacoli, concerti e feste teatrali aperti al territorio. Tra i molti progetti che l’associazione sta portando avanti c’è anche quello di avviare una scuola elementare e media libertaria, a partire dal 2011.

INTERVENTO DI RECUPERO     1 Int.recupero Parz
PARTECIPAZIONE     2 partecipaz Parz
CONTINUITA’ ARCHITETTONICA    1 Recupero PARZI
DEMOGRAFIA     4 demografia Ness
AFFLUENZA TURISTICA      12 turismo Basso
PRESENZA DI STRANIERI      10 stranieri Ness
ETA’ MEDIA        11 etàmedia Bas
ACCESSIBILITA’      4 accessi Scarsi
AUTOSUFFICIENZA ECONOMICA      6 autosuff Parz

Riferimenti:
http://www.campocarlo.it/

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Borgo di Vagli http://borghi-reloaded.polimi-cooperation.org/borgo-di-vagli/ Wed, 28 Aug 2013 13:42:25 +0000 http://borghi-reloaded.polimi-cooperation.org/?p=1306  

Regione: Toscana
Superficie: 35 km²
Popolazione:  —
Densità:  —
Altitudine: 460 m. s.l.m.
Data intervento: 2000-2005

CENNI STORICI
Borgo di Vagli si trova al centro di una vasta Area Protetta, incastonato fra i propri oliveti, alberi da frutta e querce secolari e circondato da molti terrazzamenti, per circa 8.000 metri quadrati. Il panorama è fra i più incantevoli in Toscana, in particolar modo quello che sovrasta la Rocca millenaria di Pierle. Primo edificio di Vagli è stato costruito nel XIV secolo come torre di guardia per proteggere l’imponente Castello di Pierle (X secolo) dai predoni entrano nella valle del Niccone dalle colline alle spalle di Cortona. La torre di guardia non aveva più la funzione militare e la sua merlatura è stata “tagliata” e le pietre sono state riutilizzati. I residenti hanno costruito le loro case intorno alla vecchia torre di guardia, attratti dalla posizione salubre e la prospettiva di vivere sulla utilizzazione dei campi e dei boschi che circondano il borgo. Il borgo è cresciuto, apparentemente in modo casuale, seguendo le regole invece molto precise, i metodi e le abitudini di palazzo, letteralmente pietra sopra pietra, con l’interminabile lavoro manuale di centinaia di contadini-muratori-agricoltori. Alla fine degli anni ’80 Vagli è stato completamente abbandonato, solo un boscaiolo ha continuato a mantenere un paio di muli in una delle stalle.

STRATEGIA PROGETTUALE
Borgo di Vagli è il risultato di un complesso progetto di recupero che, protrattosi per 10 anni, è culminato in un Restauro autenticamente conservativo, in assoluta osservanza delle disposizioni e dei dettami della Normativa in Toscana in materia di recupero. Totalmente privato, il borgo è costituito da 21 proprietà assolutamente uniche, con reception plurilingue, 2 piscine, tv satellitare, il tutto per offrire un lusso autenticamente rurale, raramente visto in Toscana. Ogni Proprietà è stata restaurata per rivelare la struttura originale con i suoi travi in legno, ed i soffitti di pietra o cotto, enfatizzata dagli intonaci nei cinque colori originali di calce e dagli arredamenti realizzati esclusivamente con mobili antichi della campagna. Gli edifici sono stati suddivisi in porzioni, ciascuna delle quali manterrà la propria unicità sia dal punto di vista costruttivo che architettonico. Per quanto riguarda la gestione degli edifici recuperati e rifunzionalizzati, si propone un modello di comproprietà tipo “fractional ownership”: ogni acquirente avrà la possibilità di comperare una certa porzione di proprietà (per una corrispondente porzione di costo), sottoscrivendo con i restanti comproprietari un contratto di gestione e di uso della proprietà. La condivisione della proprietà dà diritto a un numero minimo di settimane di permanenza esclusiva (proporzionalmente alla porzione di proprietà acquistata) più una disponibilità variabile. Il borgo di Vagli è l’ultimo lavoro di recupero pensato e realizzato dal noto esperto ingegnere Fulvio Di Rosa.

INTERVENTO DI RECUPERO     1 Int.recupero Tot
PARTECIPAZIONE     2 partecipaz
CONTINUITA’ ARCHITETTONICA    Print
DEMOGRAFIA     4 demografia Ness
AFFLUENZA TURISTICA      12 turismo Alto
PRESENZA DI STRANIERI     10 stranieri Ness
ETA’ MEDIA        11 etàmedia Bas
ACCESSIBILITA’      4 accessi Scarsi
AUTOSUFFICIENZA ECONOMICA      6 autosuff
roccadipierle Vagli looking-down-on-rooftops Vagli2 Vagli3

Riferimenti:
http://www.clubborgodivagli.com/
http://www.fulviodirosa.com/index.php

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Borgo Lanciano – Castelraimondo http://borghi-reloaded.polimi-cooperation.org/borgo-lanciano/ Wed, 28 Aug 2013 09:38:37 +0000 http://borghi-reloaded.polimi-cooperation.org/?p=1294  

Regione: Marche
Superficie: 44,85 km²
Popolazione: 4544 istat 2001
                    (4741 istat 2011)
Densità: 109,06 ab./km²
Altitudine: 307 m. s.l.m.
Data intervento: 2000-2008

CENNI STORICI
Borgo Lanciano si trova nel comune di Castelraimondo, situato a pochi chilometri da Camerino, in provincia di Macerata. Il Borgo sorge nelle immediate vicinanze del Castello di Lanciano che assieme ad una ventina di torri sparse nel territorio oggi fa parte delle così dette rocche celesti, iniziativa della comunità montana di Camerino che, sfruttando la mancanza di inquinamento luminoso della zona, ha pensato di trasformarle in siti di osservazione della volta celeste.

STRATEGIA PROGETTUALE
Nel 2000 una coppia di imprenditori ferraresi, Vittorina e Giovanni Zuffellato, ha deciso di restituire una nuova vita a questo incantevole posto. Nel cuore delle Marche, immerso in un ampio parco e circondato da dolci e verdi colline, dal Castello di Lanciano e dagli imponenti Monti Sibillini, il Borgo Lanciano, un hotel benessere 4 stelle in provincia di Macerata, è il frutto della sapiente ed equilibrata ristrutturazione di antichi casali. Il Relais Benessere Borgo Lanciano è un albergo diffuso, le cui camere e servizi sono dislocati in edifici diversi caratterizzati da uno sviluppo prevalentemente orizzontale. L’ambizioso progetto architettonico ha portato alla realizzazione di una struttura ricettiva di pregio che dispone di 50 camere e suite dotate di ogni comfort. Il Relais Benessere Borgo Lanciano dispone del Centro Benessere Kimben, che, usufruendo del Know-how del Centro Ricerca Lanciano, al quale partecipano importanti università italiane, consente agli ospiti di usufruire di trattamenti ed esperienze all’insegna del totale benessere psico-fisico. Il Borgo Lanciano è inoltre una location all’avanguardia per ospitare congressi, meeting, ricevimenti e banchetti. L’ottima riuscita del recupero architettonico, del complesso inserito in un territorio ancora poco sfruttato a livello turistico, è stata possibile grazie all’intervento del privato e dall’appoggio delle istituzioni. In quanto il Borgo ha aiutato il territorio a crescere in termini di occupazione e di sviluppo turistico del territorio.

INTERVENTO DI RECUPERO     1 Int.recupero Tot
PARTECIPAZIONE     2 partecipaz
CONTINUITA’ ARCHITETTONICA    1 Recupero PARZI
DEMOGRAFIA    4 demografia Tot
AFFLUENZA TURISTICA      12 turismo Alto
PRESENZA DI STRANIERI     10 stranieri Basso
ETA’ MEDIA        11 etàmedia Med
ACCESSIBILITA’      4 accessi
AUTOSUFFICIENZA ECONOMICA      6 autosuff
pianta borgo2 viaggi-file-225-600-500 viaggi-file-218-600-500 viaggi-file-219-600-500 viaggi-file-220-600-500

Riferimenti:
http://www.borgolanciano.it/

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Borgo di Sieti http://borghi-reloaded.polimi-cooperation.org/borgo-di-sieti/ Tue, 27 Aug 2013 15:45:46 +0000 http://borghi-reloaded.polimi-cooperation.org/?p=1280  

Regione: Campania
Superficie: 34,43 km²
Popolazione: 1200 istat 2007
Densità:  —
Altitudine: 425 m. s.l.m.
Data intervento: 2000

CENNI STORICI
L’abitato di Sieti è composto da due borgate pressoché contigue, Sieti Alto e Sieti Basso, che componevano gli originali “Sei Casali” giffonesi ma che rappresentano oggi un’unica frazione. Sieti Basso è costituito prevalentemente da abitazioni moderne ed esercizi commerciali mentre la maggior parte delle strutture del borgo antico si trovano a Sieti Alto. Il paese ebbe il suo periodo di massimo splendore in epoca rinascimentale, grazie alla presenza di floride attività commerciali legate all’arte della lana e della seta che venivano vendute ai mercanti toscani.

STRATEGIA PROGETTUALE
Con la valorizzazione del borgo medioevale di Sieti e dei suoi casali, l’antico comune di Giffoni Sei Casali, 8 km da Salerno, posto tra la costiera Amalfitana ed il Parco Nazionale del Cilento e Vallo di Diano, ha avviato un grande programma di sviluppo turistico basato sulla riqualificazione urbana, sul recupero del patrimonio immobiliare e sulle sue buone capacità ricettive, ossia teso a valorizzare la tradizione dell’ospitalità. La comunità è impegnata in prima persona a realizzare un sistema di accoglienza e di permanenza rivolto al viaggiatore del terzo millennio, che punta su piacevoli soggiorni in alloggi turistici ricavati in immobili rurali, palazzi nobiliari e conventuali, arredati con stile, fondendo l’antico con i più moderni comfort. Da qualche anno, grazie all’impegno del sindaco Rosario D’Acunto, Giffoni Sei Casali con Sieti paese-albergo è entrato nel progetto Villages d’Europe, la rete internazionale che promuove un’ospitalità d’eccellenza in luoghi singolari. Così il piccolo borgo e i diversi casali, con le strette viuzze di pietra dove si affacciano gli antichi palazzi nobiliari, puntano da un lato all’accoglienza di eccellenza nelle dimore storiche con la rete Villages d’Europe e dall’altro, all’accoglienza diffusa in B&B, con gli immobili rurali dei centri storici e di campagna. Oggi il B&B conta 80 posti letto. La forza del progetto Sieti paese albergo è l’iniziativa privata che consente di integrare, con il B&B il reddito dei residenti, quasi esclusivamente di provenienza agricola e che ha realizzato importanti interventi di recupero e valorizzazione delle dimore storiche, come ad esempio, il rinascimentale Palazzo Pennasilico.

INTERVENTO DI RECUPERO     1 Int.recupero Parz
PARTECIPAZIONE     2 partecipaz
CONTINUITA’ ARCHITETTONICA    1 Recupero PARZI
DEMOGRAFIA    4 demografia DECRESCITA
AFFLUENZA TURISTICA      12 turismo Alto
PRESENZA DI STRANIERI     10 stranieri Basso
ETA’ MEDIA        11 etàmedia Med
ACCESSIBILITA’      4 accessi Scarsi
AUTOSUFFICIENZA ECONOMICA      6 autosuff Parz
Sieti borgoSieti_alto Sieti-Giffoni-Sei-Casali borgo_sieti1 Sieti-Borgo

Riferimenti:
http://www.sietiborgoantico.it/

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Castelbasso http://borghi-reloaded.polimi-cooperation.org/castelbasso/ Tue, 27 Aug 2013 14:34:14 +0000 http://borghi-reloaded.polimi-cooperation.org/?p=1268  

Regione: Abruzzo
Superficie:  —
Popolazione: 56 istat 
Densità:  —
Altitudine: 326 m. s.l.m.
Data intervento: 1988-2000

CENNI STORICI
Castelbasso è un borgo fortificato nell’XI-XII secolo ed è una frazione del comune di Castellalto. Sorge in posizione elevata sulla falda meridionale del rilievo perimetrato a nord dal fiume Tordino e sul versante meridionale del Vomano. Situato a 20 km da Teramo e ad altrettanti dal mare, è caratterizzato dalla sussistenza dell’impianto medioevale sviluppatosi ad avvolgimento intorno all’elemento centrale del castello, attualmente allo stato di rudere. Nel secolo passato era abitato soprattutto da sarti, artigiani e calzolai e da qualche proprietario terriero. Negli anni ’60 subì, per la crisi agraria ed il conseguente abbandono di diversi poderi, un forte processo di emigrazione che fece rapidamente ridurre i suoi circa 500 abitanti a poche decine, la maggior parte dei quali vi soggiornava solo durante la stagione estiva.

STRATEGIA PROGETTUALE
L’intrigante mondo della creazione artistica è stato più volte associato al fascino dell’architettura dimenticata come testimoniato dalla presenza in diversi contesti nazionali di altri villaggi di artisti ricalcanti il modello di Bussana. A questi processi di ripopolamento si affiancano casi di rivitalizzazione, sempre ispirati alla sfera artistica, che hanno condotto, stavolta non spontaneamente ma seguendo un preciso intento politico locale, alla trasformazione di realtà in abbandono in vere e proprie gallerie d’arte a cielo aperto, come il caso di Castelbasso. Il piano di Castelbasso prevedeva: il recupero architettonico del borgo, la creazione di zone naturali protette e di un parco botanico, il risanamento ambientale di un tratto del fiume Vomano ed il restauro di una ventina di casali prossimi al paese, da destinare ad interventi agrituristici. Nelle intenzioni dei progettisti e dei politici locali è stata sin dall’inizio chiara la volontà di perseguire la vocazione culturale del borgo e di non farne un banale “villaggio–albergo” che, in nome del solo utile economico, ne avrebbe potuto snaturare l’essenza. Viene quindi sostenuto, già in occasione della manifestazione di Castellarte ’88 volta a richiamare l’attenzione della stampa nazionale, il desiderio di farne un centro artistico senza rinunciare a destinare rispettivamente il centro storico ed il territorio agricolo a residenza abituale ed a sede di attività primarie condotte dai locali, interpretando il turismo «come un’attività di scambio, perciò complementare e non sostitutiva, da connettere all’agricoltura, all’artigianato e alle produzioni culturali». L’iniziativa promozionale di Castellarte’88 è consistita essenzialmente nella trasformazione del centro in una galleria d’arte all’aperto. L’idea, non immediatamente iterata per valutazioni di tipo economico, è stata ripresa ed integrata nel 2000 dal “Castelbasso Progetto Cultura”. L’evento, che riscuote notevole successo anche presso l’utenza straniera, si svolge nei mesi di luglio ed agosto e propone diverse iniziative nell’ambito delle quattro sezioni di arte, letteratura, teatro e musica ed enogastronomia. Infine il borgo, che oggi appare rinato, è stato scelto nel 2003 dall’Istituto Tetraktis quale oggetto della XVI edizione del Premio Concorso “Tercas Architettura”. Il tema suggerito riguarda il recupero e la riqualificazione di parte di un isolato del borgo per ridare funzionalità all’area e stabilire una valida connessione con tutto l’intorno preesistente, in modo da dotare il centro di un assetto urbanistico funzionale e coerente e progredendo nel processo di valorizzazione e conservazione del patrimonio edilizio del paese.

INTERVENTO DI RECUPERO     1 Int.recupero Parz
PARTECIPAZIONE     2 partecipaz Parz
CONTINUITA’ ARCHITETTONICA    1 Recupero PARZI
DEMOGRAFIA    4 demografia DECRESCITA
AFFLUENZA TURISTICA      12 turismo Alto
PRESENZA DI STRANIERI     10 stranieri Basso
ETA’ MEDIA        11 etàmedia Med
ACCESSIBILITA’      4 accessi Scarsi
AUTOSUFFICIENZA ECONOMICA      6 autosuff
castlebasso3 Castelbasso-in-Abruzzo castlebasso_foto castlebasso_4 Castelbasso2

Riferimenti:
http://www.castelbasso.it/menu_it.html
http://www.castelbasso.com/
http://www.comune.castellalto.te.it/castelbasso.asp

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